“Dopo il fallimento del bando da 14 milioni di euro destinato alle Comunità Energetiche Rinnovabili del Lazio, la Regione sceglie ora di dirottare quelle risorse verso le imprese, perdendo di vista la natura stessa delle CER”.
È quanto dichiarato da Marta Bonafoni, intervenendo sulla decisione della Giunta regionale di non riproporre una linea di finanziamento specificamente dedicata alle Comunità Energetiche Rinnovabili dopo le criticità emerse nel precedente avviso pubblico.
Le Comunità Energetiche Rinnovabili, note come CER, sono sistemi attraverso i quali cittadini, famiglie, associazioni, piccole imprese e comuni possono produrre, condividere e consumare energia pulita a livello locale, abbattendo i costi delle bollette e redistribuendo i benefici economici direttamente sul territorio.
Secondo Bonafoni, il precedente bando regionale avrebbe mostrato limiti importanti anche per il mancato ascolto delle osservazioni avanzate dal Coordinamento CERS di Roma e del Lazio. La stessa Giunta regionale guidata dal presidente Francesco Rocca, rispondendo a una interrogazione consiliare nel 2025, aveva riconosciuto le criticità dello strumento e annunciato la possibilità di predisporre un nuovo avviso più coerente con le nuove regole operative e finalizzato a “favorire ulteriormente la partecipazione delle CER”. Un impegno che, secondo la consigliera regionale, sarebbe poi rimasto disatteso.
Bonafoni ha inoltre condiviso le richieste avanzate dal Coordinamento CERS Roma e Lazio all’assessora regionale Elena Palazzo: il ripristino di una linea di finanziamento specifica per le Comunità Energetiche, l’attivazione di un tavolo permanente di confronto con le realtà territoriali, la verifica della possibilità di utilizzare risorse non ancora allocate e la revisione dei criteri di partecipazione ai bandi affinché siano realmente proporzionati alla natura civica, associativa e territoriale delle CER.
“No Fer Montalto e Pescia condivide profondamente queste preoccupazioni — si legge nella nota del comitato — perché la questione delle Comunità Energetiche rappresenta oggi uno dei nodi più importanti della transizione energetica”.
“Esiste infatti una differenza enorme — prosegue il movimento — tra offrire ai territori un nuovo modello energetico fondato sulla partecipazione, sulla condivisione dei benefici e sull’autonomia delle comunità locali, e utilizzare invece la transizione ecologica come occasione di puro business e di industrializzazione selvaggia delle campagne”.
Secondo il comitato, territori come Montalto di Castro e Pescia Romana stanno vivendo da anni una pressione crescente legata alla realizzazione di grandi impianti FER, spesso percepiti dalla popolazione come interventi calati dall’alto, con forti trasformazioni del paesaggio agricolo, consumo di suolo e benefici economici concentrati nelle mani di pochi grandi operatori.
“Questo modello — sottolinea No Fer Montalto e Pescia — rischia di allontanare sempre di più cittadini e comunità dalla stessa idea di transizione energetica. Perché quando le persone non vengono coinvolte, non partecipano alle decisioni e non vedono ricadute concrete sul territorio, la transizione viene vissuta come imposizione e non come opportunità”.
Le Comunità Energetiche rappresentano invece, secondo il movimento, “uno strumento completamente diverso, capace di creare una vera democrazia energetica”.
“Le CER possono permettere ai cittadini di produrre e condividere energia pulita, ai piccoli comuni di ridurre i costi pubblici, alle famiglie di alleggerire le bollette e alle comunità locali di costruire nuove economie territoriali più forti e autonome”.
“La vera sfida — aggiunge il comitato — è capire se la Regione Lazio voglia sostenere un modello energetico fondato sulla partecipazione delle persone oppure continuare a favorire processi sempre più industriali e concentrati”.
Per questo No Fer Montalto e Pescia chiede alla Regione Lazio non soltanto di ripristinare una linea di finanziamento dedicata alle Comunità Energetiche Rinnovabili, ma anche di aprire un confronto pubblico e trasparente con i territori sui criteri di allocazione delle risorse energetiche regionali.
“È necessario discutere apertamente — conclude il movimento — di quali progetti si vogliono finanziare, di quale idea di sviluppo si intenda sostenere e di quale ruolo debbano avere cittadini e comunità locali nella transizione ecologica. Perché la transizione energetica non può diventare soltanto una grande operazione industriale: deve rappresentare una possibilità concreta di autonomia, partecipazione, riduzione delle disuguaglianze e costruzione di un futuro condiviso“.
